La Photinia è una pianta robusta, ma ha un punto debole ben noto a chi la coltiva da anni: è suscettibile ad alcune malattie fungine che possono compromettere l'aspetto della siepe e, nei casi gravi, la salute della pianta. La più comune è l'entomosporiosi — la malattia delle macchie rosse sulle foglie — ma non è l'unica. In vivaio riceviamo domande su questo tema quasi ogni settimana, spesso da chi ha una siepe bellissima da anni e improvvisamente si trova con foglie macchiate o deformate.
Malattie della Photinia: panoramica delle principali
Prima di entrare nei dettagli, vale la pena avere un quadro delle malattie fungine più frequenti sulla Photinia in Italia:
- Entomosporiosi (Diplocarpon mespili / Entomosporium mespili): la più comune, causa macchie rosse sulle foglie che poi diventano marroni con alone giallo.
- Oidio (Podosphaera spp.): patina bianco-grigia polverosa sulle foglie giovani, tipica delle stagioni calde e umide.
- Alternariosi (Alternaria spp.): macchie marroni-nere con alone giallo, spesso confusa con l'entomosporiosi.
- Marciume radicale (Phytophthora spp.): non colpisce le foglie ma le radici — la pianta deperisce progressivamente senza cause apparenti in superficie.

Entomosporiosi: come riconoscerla e curarla
L'entomosporiosi è la malattia più diffusa sulla Photinia in Italia — quasi ogni siepe trattata in modo non preventivo prima o poi ne mostra i sintomi. Il nome si riferisce al fungo Diplocarpon mespili (precedentemente classificato come Entomosporium mespili), che infetta preferenzialmente le foglie giovani ancora in fase di sviluppo.
Sintomi e progressione
I sintomi si sviluppano in fasi abbastanza riconoscibili:
- Fase iniziale: piccole macchie rosse o rosso-viola sulle foglie giovani, spesso confuse con il colore rosso naturale dei nuovi getti. La differenza è che le macchie da entomosporiosi sono irregolari, di dimensioni variabili (1-5 mm), e tendono a comparire sia sulla pagina superiore che inferiore della foglia.
- Fase intermedia: le macchie si allargano e al centro diventano marroni o grigio-marrone, mantenendo un alone rosso-viola intorno. In condizioni umide si possono vedere piccoli puntini neri al centro delle macchie — sono i corpi fruttiferi del fungo.
- Fase avanzata: le macchie si uniscono coprendo gran parte della foglia, che ingiallisce nell'area circostante e cade precocemente. Una siepe colpita gravemente perde gran parte del fogliame in estate, con un aspetto molto degradato.
Condizioni favorevoli al fungo
L'entomosporiosi si sviluppa preferenzialmente in condizioni di:
- Alta umidità atmosferica prolungata
- Foglie bagnate per periodi lunghi (piogge frequenti, irrigazione per aspersione, nebbia)
- Scarsa circolazione dell'aria nella siepe (chiome troppo dense, posizioni riparate)
- Temperature miti (15-25°C) — sia in primavera che in autunno
Le primavere piovose e fresche sono le condizioni peggiori — i nuovi getti rossi, ancora teneri, vengono infettati massicciamente proprio quando la siepe dovrebbe essere al suo meglio.
In vivaio ci aiuta spesso… ricordare che l'entomosporiosi si diffonde tramite le spore che rimangono sulle foglie cadute a terra. Raccogliere e smaltire le foglie cadute dalla siepe (non nel compost domestico) riduce significativamente l'inoculo per la stagione successiva.
Trattamenti: cosa funziona
La gestione dell'entomosporiosi richiede un approccio sia preventivo che curativo:
Prevenzione:
- Trattamenti fungicidi preventivi con prodotti a base di rame (poltiglia bordolese o idrossido di rame) all'inizio della primavera, prima che i nuovi getti si aprano. Il rame crea una barriera fisica che impedisce la germinazione delle spore sulle foglie giovani.
- Ripetere il trattamento ogni 10-15 giorni in primavera, specialmente dopo le piogge che dilavano il prodotto.
- Potatura che favorisce l'arieggiamento: una siepe con chioma troppo densa favorisce l'umidità interna — sfoltire i rami interni migliora la circolazione dell'aria.
Trattamento curativo:
- Fungicidi sistemici a base di trifloxistrobina, tebuconazolo, o miclobutanil — prodotti che penetrano nel tessuto fogliare e bloccano lo sviluppo del fungo già insediato. Disponibili in commercio in formulazioni per uso amatoriale.
- Alternare i principi attivi tra un trattamento e il successivo per ridurre il rischio di resistenza del fungo.
- In caso di infezione grave, rimuovere e smaltire le foglie più colpite prima del trattamento.
Attenzione: i trattamenti curativi arrestano la progressione della malattia ma non eliminano le macchie già presenti sulle foglie colpite. Le foglie danneggiate cadranno o rimarranno macchiate — il miglioramento dell'aspetto si vede sulla nuova vegetazione che cresce dopo il trattamento.

Oidio: la patina bianca polverosa
L'oidio si riconosce facilmente per la caratteristica patina bianco-grigia polverosa che ricopre la superficie delle foglie giovani, i germogli e talvolta i fiori. A differenza dell'entomosporiosi, l'oidio si sviluppa in condizioni di bassa umidità atmosferica e temperature calde — tipicamente in estate nelle zone calde e asciutte.
Come trattarlo: fungicidi a base di zolfo (soufre mouillable) o bicarbonato di potassio in formulazione commerciale. Lo zolfo è efficace sia in prevenzione che cura e ha bassa tossicità. Evitare le applicazioni nelle ore più calde della giornata con temperature sopra 30°C — rischio di fitotossicità.
Marciume radicale: il nemico invisibile
Il marciume radicale da Phytophthora è più difficile da diagnosticare perché i sintomi in superficie sono aspecifici: la pianta deperisce progressivamente, le foglie ingialliscono e cadono, la crescita si arresta — ma non ci sono macchie caratteristiche sul fogliame. La diagnosi certa richiede l'esame delle radici.
La causa principale è quasi sempre il ristagno idrico — suoli compatti e mal drenati, o irrigazione eccessiva prolungata. La prevenzione è la cura migliore: impianto in suolo ben drenato, irrigazione corretta, e mai lasciare le radici in acqua stagnante.
Nei casi diagnosticati precocemente, i fungicidi a base di fosetil-alluminio possono aiutare. Nei casi avanzati la pianta è spesso irrecuperabile.
La nostra esperienza con le malattie della Photinia
In vivaio trattiamo preventivamente tutte le nostre Photinia con rame ogni primavera — è diventata una routine talmente consolidata che non ci pensiamo più. Il risultato è che le nostre piante mostrano entomosporiosi raramente, anche nelle primavere più piovose.
Il consiglio più utile che possiamo dare a chi ha già una siepe colpita: non disperare, e non buttare tutto. Anche una siepe gravemente colpita dall'entomosporiosi si riprende con una stagione di trattamenti corretti e una potatura che favorisca l'arieggiamento. La malattia è gestibile — non è la fine della siepe.
🌿 Nel nostro vivaio — l'osservazione che ci ha sorpresi di più
Una siepe di Photinia completamente defoliata dall'entomosporiosi in agosto — una delle peggiori che avessimo visto — ha ricostituito un fogliame praticamente normale entro novembre dello stesso anno, dopo tre trattamenti con fungicida sistemico e la raccolta delle foglie cadute. La velocità di recupero ci ha sorpresi.
Non sempre va così bene, ma questa pianta ha una capacità di ripresa notevole se il fungo viene bloccato in tempo.

In conclusione
Le malattie della Photinia — entomosporiosi in testa — sono gestibili con prevenzione e prontezza di intervento. Di solito il calendario ideale è: trattamento preventivo con rame a inizio primavera, ripetuto dopo le piogge, e raccolta delle foglie cadute durante la stagione. Queste tre abitudini riducono drasticamente il rischio di infezioni gravi.
Domande frequenti
Cosa sono le macchie rosse sulle foglie della Photinia?
Quasi certamente entomosporiosi — una malattia fungina causata da Diplocarpon mespili. Le macchie iniziano rosse o rosso-viola, poi diventano marroni al centro con alone giallo. Si diffonde con l'umidità e colpisce preferenzialmente le foglie giovani in primavera. Si tratta con fungicidi al rame in prevenzione e fungicidi sistemici in caso di infezione già in atto.
Come si cura l'entomosporiosi della Photinia?
In prevenzione: trattamenti con poltiglia bordolese o idrossido di rame dall'inizio della primavera, ripetuti ogni 10-15 giorni e dopo le piogge. In cura: fungicidi sistemici a base di trifloxistrobina o tebuconazolo. Raccogliere e smaltire sempre le foglie cadute per ridurre l'inoculo fungino nel terreno.
La Photinia con macchie guarisce?
Sì, con i trattamenti corretti. Le foglie già macchiate non recuperano — rimarranno danneggiate o cadranno — ma il nuovo fogliame che cresce dopo i trattamenti è sano. Il miglioramento visibile si vede sulla nuova vegetazione. Con una stagione di cure adeguate anche siepi molto colpite si riprendono.
Come prevenire le malattie della Photinia?
Le misure preventive più efficaci: trattamenti con rame a inizio primavera, potatura che favorisca l'arieggiamento della chioma, irrigazione alla base senza bagnare il fogliame, raccolta e smaltimento delle foglie cadute. In zone con primavere molto piovose, un trattamento fungicida preventivo prima delle piogge prolungate è quasi sempre consigliabile.
Perché le foglie della Photinia cadono?
Le cause più frequenti: entomosporiosi in fase avanzata, siccità prolungata, marciume radicale (in questo caso la pianta deperisce progressivamente), o semplicemente il normale rinnovo fogliare invernale. La Photinia è sempreverde ma sostituisce parte del fogliame ogni anno — una caduta moderata di foglie vecchie in autunno-inverno è normale.









